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Ciò non significa che io sia vissuta senza impegno e che sia sempre filato tutto liscio, o che le esperienze negative non abbiano avuto una qualche utilità e non abbiano lasciato tracce. Indagare le storie individuali e il dolore, il proprio o l'altrui, è in qualche modo un tentativo di esorcizzare, di capire, di farsi trovare preparati. Che poi preparati non lo si è mai, suppongo, ma in qualche modo il tempo lo si deve occupare, no?
Si badi bene, non è negare l'esperienza del dolore, non è voler vivere da candycandy tra i girasoli. E' mettere le esperienze negative in proporzione corretta nell'insieme di cose che capitano. E' non far diventare il dolore un linguaggio che permea nell'insieme la realtà, trasformandola.
E' un periodo che mi imbatto in persone intelligenti. Gente che ha il dono della leggerezza profonda e costruttiva e che esprime questa caratteristica in qualsiasi occasione si presenti. Qualità questa che è tutta da assorbire e che mi meraviglia ogni volta, credevo di averne viste tante, e invece. E non è solo un dono di artisti e comunicatori e talentuosi in genere, anzi, e non ha solo a che vedere con i progetti che seguo in rete (sarebbe bene ricordarsi che il web è un mezzo, non un mondo e neppure il mondo, no?). Parlo di incontri in generale e di persone che conosco da sempre e che sono ancora in grado di stupirmi. E' bello stupirsi sorridendo.
A proposito, oggi su measachair ci sono due donne intelligenti, talentuose, belle e che si divertono. Andate a conoscerle?
E lasciatemi divertire
Tri tri tri,
fru fru fru,
ihu ihu ihu,
uhi uhi uhi!
Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente!
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.
Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!
Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche!
Sono la mia passione.
Farafarafarafa,
tarataratarata,
paraparaparapa,
laralaralarala!
Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la spazzatura
delle altre poesie
Bubububu,
fufufufu.
Friu!
Friu!
Ma se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?
bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.
Non è vero che non voglion dire,
voglion dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.
Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovanotto,
ditemi un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?
Huisc...Huiusc...
Sciu sciu sciu,
koku koku koku.
Ma come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.
Abì, alì, alarì.
Riririri!
Ri.
Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi è bene che non la finisca.
Il divertimento gli costerà caro,
gli daranno del somaro.
Labala
falala
falala
eppoi lala.
Lalala lalala.
Certo è un azzardo un po' forte,
scrivere delle cose così,
che ci son professori oggidì
a tutte le porte.
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Infine io ò pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!
fru fru fru,
ihu ihu ihu,
uhi uhi uhi!
Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente!
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.
Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!
Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche!
Sono la mia passione.
Farafarafarafa,
tarataratarata,
paraparaparapa,
laralaralarala!
Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la spazzatura
delle altre poesie
Bubububu,
fufufufu.
Friu!
Friu!
Ma se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?
bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.
Non è vero che non voglion dire,
voglion dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.
Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovanotto,
ditemi un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?
Huisc...Huiusc...
Sciu sciu sciu,
koku koku koku.
Ma come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.
Abì, alì, alarì.
Riririri!
Ri.
Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi è bene che non la finisca.
Il divertimento gli costerà caro,
gli daranno del somaro.
Labala
falala
falala
eppoi lala.
Lalala lalala.
Certo è un azzardo un po' forte,
scrivere delle cose così,
che ci son professori oggidì
a tutte le porte.
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Infine io ò pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!
Aldo Palazzeschi


Aaaaaaaaaaaaah! Che bella poesia che sei andata a ripescare!
RispondiEliminaComunque guarda che Candy Candy non era affatto una tipa spensierata e gaia: era una super sfigata che si crogiolava nel dolore sognando il suo principe azzurro e subendo le angherie delle stronze di turno. Mai piaciuta comunque.
Non so. Credo che il dolore insegni molto, se sei una persona capace di interiorizzarlo e scandagliarlo, e capace di cercare strade per uscirne vivo, accettarlo e non soccombere. Non è detto però che tutti siano all'altezza del compito, se no il mondo sarebbe pieno di Leopardi e Van Gogh, e non è detto che non si possa tirare fuori qualcosa di buono anche in assenza di dolore. Di sicuro, no, non lo ritengo affatto un valore, nè un privilegio da illuminati.Ne abbiamo avuto abbastanza delle stimmate!
devo andare a ripassarmi candy candy, che nella mia testa si sovrappone ad Amelie!
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